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mercoledì 11 luglio 2012

Bhagavad Gita: Introduzione




"Bhagavad gita" significa "Il canto del beato". Si tratta di un antico testo indiano, che narra del dialogo tra il principe-guerriero Arjuna e il Dio Krishna sul campo di battaglia di Kuruksetra. L'antefatto, narrato nel Mahabaratha, è quello di una faida famigliare che porta Arjuna e i suoi fratelli ad essere defraudati del proprio regno. Al momento della guerra, Arjuna sceglie di allearsi a Krishna, che gli si offre come auriga. Ma di fronte alla propria famiglia schierata per la battaglia, Arjuna è assalito dal dubbio... Il dialogo tra il principe e il Dio è la summa della più antica tradizione filosofica indiana. In esso sono illustrati i diversi cammini, le regole dell'agire spirituale, il fervore del mistico, la disciplina dell'asceta - perché in tutti è il seme della verità, come infinti sono i volti di Dio.
La Bhagavad Gita, o il Canto (Gita) del Beato (Bhagavan), nota anche in forma abbreviata come Gita, si trova ne VI libro del Mahabharata, la grande epopea indiana. Essa forma un episodio della gigantesca opera che racconta la storia di una guerra dinastica avvenuta in tempi remoti nell'India settentrionale, tra due rami della stirpe regnante di Hastinapura, i Pandava, legittimi sovrani, e i Kaurava usurpatori.
Questo poema ha come protagonisti uno dei contendenti, Arjuna, della famiglia dei Pandava, e Krishna, nobiluomo di un regno confinante, amico di entrambi i rivali e della sua alleanza con Arjuna. Krishna, imparziale, secondo i desideri espressi dai due principi, offre il suo esercito al capo dei ribelli nemici e si affianca personalmente ad Arjuna come auriga del suo carro nella battaglia. Mentre gli eserciti si schierano e iniziano il rituale che precede lo scontro, Arjuna si fa portare dall'auriga Krishna in mezzo alle due armate per osservarle. Qui, alla vista di amici, parenti e maestri che attendono la morte in battaglia, dichiara a Krishna di voler desistere dalla guerra, in preda all'emozione e al timore di sovvertire l'ordine etico. Di fronte alla disperazione di Arjuna, Krishna si rivela come la personificazione (Avatara) di Visnu, in sembianze umane, e dopo che il principe si è dichiarato suo discepolo, inizia una compiuta esposizione della dottrina realizzativa, allo scopo di offrire all'uomo la conoscenza del giusto agire e della liberazione, nel compimento del proprio dovere terreno.

Questa opera celeberrima ha il pregio di riassumere i contenuti sapienziali della Sruti attraverso le istanze dell'uomo "di mondo", impersonato dal principe guerriero, alle prese con dilemmi etici e spirituali che continuano a riflettere le richieste esistenziali degli uomini di ogni epoca.

L'interlocutore divino, Krishna, è uno dei molteplici aspetti di Dio o dell'Assoluto che "prende corpo", o sembianza, come Avatara per illuminare e riportare alla corretta comprensione gli uomini desiderosi di Conoscenza. La manifestazione di una Incarnazione (Avatara) di Dio si mostra allo scopo di attualizzare la verità delle Scritture e offrire occasione di riconoscimento della Realtà, non solo attraverso la speculazione filosofica pura, che può essere inaccessibile a molti, ma anche mediante pratiche yogiche o devozionali che assecondano le predisposizioni individuali. Tale insegnamento si realizza nella Conoscenza, non prevede tecnicismi e osservanze, e punta direttamente a fare dell'esperienza uno strumento di elevazione della coscienza.

Bhagavad Gita - I. Sul campo di Battaglia di Kuruk





1. Dhritarastra disse: raccontami Sanjaya, che cosa avvenne tra i miei figli e i figli di Pandu quando convennero nel luogo santo di Kuruksetra, intenzionati alla guerra?
2. Sanjaya disse: O re, dopo aver osservato l'esercito dei figli di Pandu schierato in ordine di combattimento, il re Duryodhana avvicinò il suo maestro e gli rivolse queste parole: 
3. Osserva, o maestro, il potente esercito dei figli di Pandu, disposto in modo così strategico dal tuo intelligente allievo, il figlio di Drupada. 
4. Vedi questi valorosi arcieri, che in combattimento eguagliano Bhima e Arjuna? E quanti grandi guerrieri, come Yuyudhana, Virata e Drupada! 
5. Dhristaketu, Cekitana, Kasiraja, Purujit, Kuntibhoja e Saibya, i migliori tra i mortali. 
6. Guarda il grande Yudhamanyu, il valoroso Uttamauja, il figlio di Subhadra e i figli di Draupadi. Sono tutti schierati su grandi carri. 
7. O migliore tra i brahmana, lascia che ti dica ora quali abilissimi capi comandano il mio esercito. 
8. Ci sono guerrieri famosi per aver riportato, come te, la vittoria in tutti i loro combattimenti: Bhisma, Karna, Kripa, Asvatthama, Vikarna e Bhurisrava, il figlio di Somadatta. 
9. E ancora numerosi altri eroi sono pronti a sacrificare le loro vite per me. Sono tutti ben armati, tutti maestri nell'arte militare. 
10. Le nostre forze sono protette perfettamente dall'anziano Bhisma; mentre le forze dei Pandava protette con cura da Bhima, sono limitate. 
11. Ora tutti voi dai vostri rispettivi posti di combattimento, date tutto il vostro aiuto al grande patriarca Bhisma. 
12. In quel momento Bhisma, l'anziano tra i Kuru, soffia con forza nella sua conchiglia che risuona come il ruggito di un leone allietando il cuore di Duryodhana. 
13. Allora le conchiglie, i flicorni, i corni, le trombe e i tamburi attaccarono a risuonare, e l'insieme delle loro voci si fece un suono tumultuoso. 
14. Nell'altro campo, in piedi sul loro maestoso carro attaccato a cavalli bianchi, Krshna e Arjuna soffiavano nelle loro conchiglie. 
15. Krshna suonò la Sua conchiglia, Pancajanya, e Arjuna nella sua, Devadatta; Bhima, dalle imprese sovrumane, fece risuonare Paundra, la sua terrificante conchiglia. 
16-18. Il re Yudhisthira, figlio di Kunti, suonò la sua conchiglia, Anantavijaya; Nakula e Sahadeva soffiano nella Sughosa e nella Manipuspaka. Il re di Kashi, celebre arciere, il grande guerriero Sikhandi, Dhristadyumna, Virata e l'invincibile Satyaki, Drupada e i figli di Draupadi e altri ancora, o re, come il figlio di Subhadra, il possente, fecero risuonare le loro conchiglie. 
19. E il boato, ripercuotendosi nel cielo e sulla terra, faceva tremare il cuore dei figli di Dhrtarastra. 
20. O re, in quel momento, seduto sul suo carro, il cui stendardo porta la scimmia, Arjuna, il figlio di Pandu, afferrò l'arco, pronto a scoccare le frecce. Quindi si rivolse a Krishna. 
21-22. Arjuna disse: O infallibile, Ti prego, conduci il mio carro tra i due eserciti affinché possa vedere chi è presente sul campo, chi desidera combattere, chi dovrò affrontare nel corso della battaglia imminente. 
23. Lasciami vedere coloro che sono venuti qui a combattere nella speranza di far piacere al malvagio figlio di Dhritarastra. 
24. Sanjaya disse: allora, O discendente di Bharata, Sri Krishna accolsee la richiesta di Arjuna e condusse il carro regale tra i due eserciti. 
25. Davanti a Bhisma, a Drona e a tutti i principi di questo mondo, Hrisikesha, il Signore, disse ad Arjuna: Guarda dunque, o Partha, tutti i Kuru sono riuniti qui. 
26. Arjuna vide allora nei due campi i padri, i nonni, i maestri, gli zii materni, i fratelli, i figli, i nipoti e gli amici, e con loro, il suocero e tanti cui lo legava una profonda benevolenza. 
27. Vedendo davanti a sé tutti coloro a cui era unito da legami di amicizia o di parentela, Arjuna, il figlio di Kunti, fu colto da una grande compassione e si rivolse disperato al Signore. 
28. Arjuna disse: oh Krishna, nel vedere gli uomini della mia stirpe schierati davanti a me, desiderosi di battersi, sento le mie membra tremare e la bocca seccarsi. 
29. Tutto il mio corpo rabbrividisce e i miei capelli si rizzano. Il mio arco, Gandiva, mi scivola dalle mani e la pelle mi brucia. 
30. Non posso restare in piedi, la mia mente si smarrisce e vedo solo segni infausti
31. Non vedo che gloria otterremo dall'uccisione della mia stirpe; oh Krishna, oh pastore, come posso desiderare un'eventuale vittoria, il regno o la felicità?
32-35. A che servono i regni, a che serve la felicità, la vita stessa quando coloro per cui desideriamo questi beni si trovano ora su questo campo di battaglia? O Madhusudana, guarda. Tutta la mia famiglia, padri, figli, nonni, zii materni, suoceri, nipoti cognati e anche i miei maestri sono tutti pronti a sacrificare la propria vita e i loro beni, schierati di fronte a me. Come potrei desiderare di ucciderli pur sapendo che altrimenti ucciderebbero me? O sostegno di tutti gli esseri, non sono pronto a combattere contro di loro neanche in cambio dei tre mondi: e che dire di questa terra! Che vantaggio avremo dall'uccisione dei figli di Dhritarastra? 
36. Saremo sopraffatti dalla colpa se uccidiamo i nostri avversari. Non è degno di noi uccidere i nostri amici e i figli di Dhritarastra. Che cosa ce ne verrà? Come potremo essere felici dopo aver ucciso la nostra gente? 
37-38. O Janardana, se questi uomini accecati dalla cupidigia non vedono niente di male nel distruggere la loro famiglia e nel lottare contro i loro amici, perché noi, che possiamo discernere, dovremmo agire allo stesso modo? 
39. Con la distruzione della dinastia crolla l'eterna tradizione familiare, e i discendenti della famiglia rimangono coinvolti in pratiche contrarie alla legge. 
40. E se in una famiglia si distrugge la legge, o Krishna, le donne si corrompono e dalla degradazione delle donne, o discendente di Vrishni, si disperde l'ordine delle caste.
41. Con il disordine tra gli uomini si crea una vita d'inferno per la famiglia e per quelli che hanno distrutto le tradizioni familiari. In queste famiglie corrotte si dimenticano gli antenati perché non vengono più offerte le oblazioni d'acqua e di cibo. 
42. A causa degli errori di coloro che distruggono la tradizione familiare e danno vita a una prole indesiderata, tutti i progetti di vita in comune e le attività per il benessere della famiglia vanno in rovina. 
43. O Krishna, sostegno del popolo, ci è insegnato che per coloro che distruggono le tradizioni familiari è certa una fine infernale
44. Ahimè è grave colpa quella che ci apprestiamo ora a commettere spinti dal desiderio della sovranità! 
45. Preferirei morire per mano dei figli di Dhritarashtra, disarmato e senza opporre resistenza, piuttosto che lottare contro di loro. 
46. Sanjaya disse: Dopo aver così parlato sul campo di battaglia, Arjuna lascia cadere l'arco e le frecce e si siede sul carro con la mente sconvolta dal dolore.

Bhagavad Gita - II. La Verità secondo ragione





1. Sanjaya disse: Vedendo Arjuna pieno di compassione e tristezza, con le lacrime agli occhi, Madhusudana-Krishna si rivolse a lui. 
2. La Persona Suprema (Bhagavan) disse: Arjuna, amico mio, come puoi lasciarti prendere da una tale debolezza? Non è affatto degna di un guerriero e di un saggio. In questo modo non si raggiungono le vette della fama o della conoscenza, ma si guadagna l'infamia. 
3. O figlio di Pritha, non cedere a una incertezza così umiliante. Non ti si addice. Liberati di questa debolezza sentimentale e alzati, o vincitore dei nemici. 
4. Arjuna disse: O uccisore di Madhu, come potrei nel corso della battaglia respingere con le mie frecce uomini come Bhisma e Drona, degni della mia venerazione? 
5. Meglio vivere mendicando che vivere al prezzo della vita di coloro che sono i miei maestri. Anche se sono avidi, sono ancora i nostri superiori. Se li uccidiamo, la nostra vittoria sarà macchiata di sangue. 
6. Non so se è più giusto vincerli o esserne vinti. Vedo i figli di Dhritarastra, schierati davanti a noi su questo campo di battaglia: la loro morte ci toglierebbe la gioia di vivere. 
7. Ora sono confuso, non so più qual è il mio dovere e ho perso la calma a causa di un dubbio lacerante. In questa condizione ti chiedo di dirmi chiaramente ciò che è meglio per me. Ora sono tuo discepolo e un'anima sottomessa a te. Istruiscimi, ti prego. 
8. Non vedo ciò che potrebbe allontanare il dolore che mi opprime. Non potrò eliminarlo neanche se, come un dio del cielo, regnassi quaggiù su un regno senza uguali. 
9. Sanjaya disse: Avendo così parlato, Arjuna, vincitore dei nemici, disse a Krishna, Govinda: Non combatterò! E poi taque. 
10. Allora Krishna, sorridendo, si rivolse a colui che infelice se ne stava tra i due eserciti:
11. Il Signore Beato disse: Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi senza ragione. Il saggio non si lamenta né per i vivi né per i morti. 
12. Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, io, tu e tutti questi re; e mai nessuno di noi cesserà di esistere. 
13. Come l'anima incarnata sperimenta, in questo corpo, l'infanzia, la giovinezza e poi la vecchiaia, così l'anima passa in un altro corpo all'istante della morte. L'anima realizzata non è turbata da questo cambiamento. 
14. Effimeri, gioie e dolori vanno e vengono come l'estate e l'inverno, o figlio di Kunti. Sono dovuti all'incontro dei sensi con la materia, o discendente di Bharata, bisogna imparare a tollerarli senza esserne disturbati. 
15. O migliore tra gli uomini (Arjuna), chi non è distratto né dalle gioie né dai dolori, ma rimane equanime e risoluto in ogni circostanza, è degno della liberazione. 
16. Coloro che vedono la verità hanno compreso l'eternità del reale e la temporaneità dell'illusorio, conoscendone le rispettive nature. 
17. Sappi che l'Essere che pervade tutto l'universo non perisce, né può essere distrutto.
18. L'Essere è indistruttibile, eterno e senza dimensioni; soltanto i corpi materiali che assume sono soggetti alla distruzione. Perciò, o discendente di Bharata, combatti. 
19. Ignorante è colui che crede che può uccidere o essere ucciso; il saggio sa che l'Essere non uccide e non muore. 
20. Non c'è la nascita né la morte. Ciò che esiste non smette mai di esistere. Non nasce, non muore, è eterno, originale, non ebbe mai inizio e non avrà mai fine. Non muore quando il corpo muore. 
21. O Partha, una persona che ha conosciuto l'Essere, non-nato, eterno e immutabile, come può uccidere o far uccidere? 
22. Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati, così l'anima si riveste di nuovi corpi materiali abbandonando quelli vecchi e inutili. 
23. Nessuna arma Lo può spezzare, né il fuoco bruciarlo; l'acqua non può bagnarlo, né il vento seccarlo. 
24. Quello che è, è, indivisibile e insolubile; non può essere bruciato né seccato. E' immortale, onnipresente, inalterabile, immobile ed eternamente lo stesso. 
25. E' chiamato il Non-Manifesto, inconcepibile e immutabile. Sapendo questo, non dovresti conoscere afflizione. 
26. E anche se tu credi che l'anima nasca e muoia infinite volte, non hai nessuna ragione di lamentarti, o Arjuna dalle braccia potenti. 
27. La morte è certa per chi nasce, e certa è la nascita per chi muore. Quindi, nel compiere il tuo dovere, non dovresti rattristarti di ciò che è inevitabile. 
28. Tutti gli esseri creati sono in origine non manifestati, si manifestano nel loro stato transitorio, e una volta dissolti tornano a essere non manifestati. A che serve dunque rattristarsi? 
29. Alcuni vedono l'Essere come una meraviglia, altri Lo descrivono come una meraviglia e altri ancora ne sentono parlare come di una meraviglia, ma nessuno lo conosce solo per averne sentito parlare.
30. L'Essere che risiede nel corpo è immutabile e imperituro. Non devi dunque piangere per nessuno. 
31. Tu conosci i tuoi doveri di guerriero, perciò dovresti sapere che non c'è destino migliore che un legittimo combattimento
32. O Partha, felici sono i guerrieri a cui si offre l'occasione di combattere, poiché si aprono per loro le porte del cielo. 
33. Ma se rifiuti di combattere questa giusta battaglia, certamente peccherai per aver mancato al tuo dovere e perderai così la tua fama di guerriero. 
34. Gli uomini parleranno per sempre della tua infamia, e per chi ha conosciuto l'onore, il disonore è peggio della morte. 
35. I grandi generali che stimarono il tuo nome e la tua fama crederanno che solo per paura hai abbandonato il campo di battaglia e ti giudicheranno un vile. 
36. I tuoi nemici parleranno male di te e derideranno la tua codardia. Cosa può esserci di più penoso per te?
37. O figlio di Kunti, se muori combattendo raggiungerai il cielo, se vinci godrai del regno della Terra. Alzati dunque, e combatti con determinazione. 
38. Combatti per dovere, senza considerare gioia o dolore, perdita o guadagno, vittoria o sconfitta; così non incorrerai mai nell'errore. 
39. Finora ti ho descritto questa conoscenza col metodo analitico. Ascolta adesso mentre te la spiego col metodo dell'azione svolta con intelligenza e senza attaccamento al risultato. Quando agirai con questa intelligenza potrai liberarti dai legami dell'azione. 
40. In questo sforzo non c'è perdita o diminuzione, e un piccolo passo su questa via ci protegge dalla paura più temibile. 
41. Chi si trova su questa via è risoluto nel suo sforzo e persegue un unico scopo. Invece, o figlio amato dei Kuru, l'intelligenza di chi non è risoluto si perde in molte diramazioni. 
42-43. Gli uomini di poca conoscenza si lasciano attrarre dal linguaggio fiorito dei Veda, che insegnano le pratiche per raggiungere i mondi celesti, ottenere una buona nascita, potere e altri benefici simili. Desiderando la gratificazione dei sensi e una vita opulenta, essi non vedono niente più in là. 
44. Nella mente di coloro che sono troppo attaccati al piacere dei sensi e alla ricchezza materiale, e sono sviati da questi desideri, la risoluta determinazione a servire il Signore Supremo con devozione non trova posto. 
45. O Arjuna, supera le tre influenze della natura materiale che costituiscono l'oggetto principale dei Veda. Liberati dalla dualità e da ogni desiderio di guadagno e di sicurezza materiale e sii fermamente unito al Supremo. 
46. Come una grande distesa d'acqua adempie a tutte le funzioni del pozzo, così colui che conosce il fine ultimo dei Veda raccoglie tutti i benefici che essi procurano. 
47. Tu hai diritto di compiere i tuoi doveri prescritti, ma non di godere dei frutti dell'azione. Non credere mai di essere la causa delle conseguenze dell'azione, e non cercare mai di sfuggire al tuo dovere. 
48. Compi il tuo dovere con fermezza, o Arjuna, senza attaccamento al successo o al fallimento. Questa equanimità si chiama yoga. 
49. O Dhananjaya, liberati da tutte le attività interessate, esercitando il tuo servizio per devozione, e prendi rifugio in esso. Avari sono coloro che vogliono godere dei frutti del proprio lavoro. 
50. L'uomo impegnato nello yoga della conoscenza si libera dalle conseguenze buone o cattive dell'azione in questa stessa vita. Sforzati dunque di apprendere lo yoga, l'arte dell'agire. 
51. Il saggio impegnato nella disciplina dello yoga rinuncia, in questo mondo, ai frutti delle sue azioni. Si libera così dal ciclo di nascite e morti e raggiunge lo stato di coscienza che è al di là di ogni sofferenza. 
52. Quando la tua intelligenza avrà attraversato la densa foresta dell'illusione, tutto ciò che hai ascoltato e tutto ciò che potrai ancora ascoltare ti sarà indifferente. 
53. Quando la tua mente non si lascerà più distrarre dal linguaggio fiorito delle scritture, sarai situato nella realizzazione spirituale, in piena Unità con l'Essere. 
54. Arjuna disse: Quali sono le qualità di chi ha la coscienza immersa nella Trascendenza? Come parla e con quali parole? Come si siede e come cammina, o Keshava? 
55. Il Signore Beato disse: O Partha, quando un uomo si libera da ogni tipo di desideri materiali generati dall'attività mentale e quando la sua mente trae soddisfazione solo dal Sé, significa che è situato nella pura coscienza trascendentale. 
56. Colui che non è più turbato dalle tre forme di sofferenza né inebriato dalle gioie della vita, ed è libero dall'attaccamento, dalla paura e dalla collera è considerato un saggio dalla mente ferma. 
57. Colui che non ha attaccamenti, che non si rallegra nella felicità e non si lamenta nel dolore, è fermamente situato nella conoscenza perfetta. 
58. Colui che può staccare i sensi dai loro oggetti, come una tartaruga che ritrae le membra nel guscio, possiede la vera conoscenza. 
59. L'anima incarnata può astenersi dal godimento dei sensi, tuttavia il desiderio per gli oggetti dei sensi rimane. Tuttavia anche queste sensazioni scompaiono quando si è visto il Supremo.
60. I sensi sono così forti e impetuosi, o Arjuna, che trascinano via perfino la mente dell'uomo saggio che si sforza di controllarli. 
61. Chi controlla i sensi e fissa la coscienza in Me è considerato un uomo dall'intelligenza ferma. 
62. Contemplando gli oggetti dei sensi, l'uomo sviluppa attaccamento per essi; dall'attaccamento si sviluppa la cupidigia e dalla cupidigia nasce la collera. 
63. Dalla collera nasce la completa illusione, e dall'illusione la confusione della memoria. Quando la memoria è confusa si smarrisce la ragione e quando l'intelligenza è perduta l'uomo corre verso la propria rovina 
64. Ma colui che è libero da ogni attaccamento e avversione ed è privo di attaccamento e di repulsione, consegue la pace. 
65. Per chi è situato nella coscienza divina tutte le forme di sofferenza non esistono più; in questo stato di consapevolezza, presto la sua mente si stabilisce nel Sé.
66. Colui che non è in unione col Supremo non può avere né una mente controllata né un'intelligenza ferma, senza le quali non è possibile la pace. E come può esserci la felicità senza la pace? 
67. Come un vento impetuoso spazza una barca sull'acqua, anche uno solo dei sensi su cui la mente si fissa può portare via l'intelligenza dell'uomo. 
68. Perciò, o Arjuna dalle braccia potenti, chi distoglie i sensi dai loro oggetti possiede un'intelligenza ferma. 
69. Quella che per tutti gli esseri è la notte diventa, per l'uomo che ha dominato i sensi, il tempo della veglia; quello che per tutti è il tempo della veglia è la notte per il saggio raccolto in sé stesso. 
70. Soltanto colui che non è turbato nonostante il flusso incessante dei desideri, che come l'oceano rimane immutabile nonostante i fiumi che vi si gettano, può trovare la pace, non colui che lotta per soddisfare questi desideri. 
71. Soltanto colui che non è più attratto dai piaceri materiali ed è libero dai desideri, che ha lasciato ogni senso di possesso ed ha abbandonato il senso dell'io e del mio, può raggiungere la vera pace. 
72. Questa è la via della vita spirituale e divina, e dopo averla raggiunta l'uomo non è più confuso. Colui che intraprende questa via, anche in punto di morte, va a risiedere stabilmente nel Sé.

Bhagavad Gita - III. Karma Yoga





1. Arjuna disse: O Janardana, o Keshava, perché mi inciti a questa orribile battaglia, se consideri la conoscenza superiore all'azione interessata? 
2. La mia intelligenza è confusa dalle Tue istruzioni. Ti prego, indicami in modo definitivo la via migliore per me. 
3. Il Signore Beato disse: O Arjuna senza peccato, come ho già spiegato, ci sono due tipi di sentiero che possono percorrere coloro che cercano di realizzare la Verità Assoluta. Alcuni tentano di giungervi con la ricerca filosofica, altri con l'azione, o Karma Yoga. 
4. Non è semplicemente astenendosi dall'agire che ci si può liberare dalle conseguenze dell'azione; la rinuncia non è sufficiente per raggiungere la perfezione. 
5. Tutti gli uomini sono inevitabilmente costretti ad agire sotto le influenze della natura materiale, perciò nessuno può astenersi dall'agire nemmeno per un istante. 
6. Colui che controlla i sensi, ma ha la mente ancora legata agli oggetti dei sensi, certamente s'illude ed è un simulatore. 
7. Invece, una persona sincera, che cerca di controllare i sensi purificando la mente, libera dall'attaccamento, che s'impegna nell'azione applicando i principi del Karma Yoga è di gran lunga superiore. 
8. Compi il tuo dovere, perché l'azione è migliore dell'inazione. Senza agire l'uomo è incapace perfino di mantenere il proprio corpo. 
9. L'attività dev'essere compiuta come un atto di devozione altrimenti lega il suo autore a questo mondo materiale. Perciò, o figlio di Kunti, compi il tuo dovere come azione sacrificale e sarai per sempre libero dai legami dell'attaccamento.
10. All'inizio della creazione il Signore di tutte le creature generò gli uomini e il sacrificio, e li benedisse dicendo: Siate felici compiendo questi yajna (sacrifici), poiché essi vi porteranno tutto ciò che desiderate per vivere felicemente e raggiungere la liberazione. 
11.Gli esseri celesti, soddisfatti dai sacrifici, a loro volta vi soddisferanno, e da questo scambio nascerà la prosperità per tutti. 
12. Soddisfatti dal compimento dei yajna (sacrifici), gli esseri celesti, incaricati delle varie necessità della vita, provvedono a tutte le necessità dell'uomo. Ma colui che gode dei loro doni senza offrirli in cambio agli esseri celesti è certamente un ladro. 
13. I devoti del Signore sono liberi da ogni peccato perché mangiano solo cibo offerto in sacrificio. Gli altri, che preparano i cibi solo per il proprio piacere, in verità si nutrono di inganni. 
14. I corpi di tutti gli esseri viventi si nutrono di alimenti che crescono con le piogge. E le piogge vengono grazie all'yajna (sacrificio), e dall'operare nasce il sacrificio. 
15. Sappi che l'azione nasce dall'Essere e l'Essere dall'Assoluto. Perciò l'Essere che tutto compenetra si fonda sul sacrificio. 
16. Mio caro Arjuna, l'uomo che non offre il suo contributo all'esistente, colui che vive solo per la soddisfazione dei sensi vive invano. 
17. Tuttavia colui che trae piacere nel Sé, che è illuminato nel Sé, che gioisce ed è soddisfatto solo nel Sé, pienamente appagato, non ha più alcun dovere che debba essere compiuto.
18. L'uomo che ha realizzato la sua identità spirituale non ha interessi personali nell'adempiere i suoi doveri, né ha motivo di non compiere tali doveri. Egli non dipendere da altri esseri viventi. 
19. Si deve agire per dovere, dunque, ed essere distaccati dai frutti delle azioni, perché agendo senza attaccamento si raggiunge il Supremo. 
20. Re come Janaka raggiunsero la perfezione compiendo i doveri prescritti. Compi dunque il tuo dovere, se non altro per educare il tuo prossimo. 
21. Qualunque cosa faccia un grande uomo, la gente segue le sue tracce. Tutto il mondo segue la norma che egli stabilisce col suo esempio. 
22. O figlio di Pritha, nell'intero universo non c'è dovere prescritto per me. Né devo ottenere nulla che non abbia ottenuto, tuttavia continuo nel mio agire.
23. Infatti, se io non m'impegnassi con cura a compiere i doveri prescritti, o Partha, tutti gli uomini seguirebbero certamente la mia via. 
24. Se mi astenessi dal compiere i doveri prescritti, tutti questi mondi andrebbero in rovina. Sarei la causa del disordine sociale e della distruzione delle creature.
25. Come l'ignorante compie il suo dovere con attaccamento al risultato, così anche il saggio agisce, ma senza attaccamento, al solo fine di preservare gli uomini dalla distruzione.
26. E' bene che il saggio non turbi la mente degli ignoranti attaccati all'azione interessata. Non devono essere incoraggiati ad astenersi dall'agire, ma piuttosto ad agire con spirito equilibrato.
27. Colui che è sviato dal senso dell'io crede di essere l'autore delle proprie azioni, che in realtà sono compiute dalle tre influenze della natura materiale. 
28. O Arjuna dalle braccia potenti, colui che conosce la Verità Assoluta non si preoccupa dei sensi e della gratificazione dei sensi, perché sa qual è la differenza tra l'azione devozionale e l'azione interessata. 
29. Sviato dalle influenze della natura materiale, l'uomo ignorante s'impegna completamente nelle attività materiali, a cui rimane attaccato. Ma il saggio non deve turbarlo.
30. Perciò, dedicando a Me tutte le tue attività e con la mente assorta nel Sé, combatti o Arjuna, libero da ogni motivazione personale, dall'egoismo e dall'indolenza. 
31. Coloro che compiono il proprio dovere secondo le mie istruzioni e seguono quest'insegnamento con fede, senza invidia, si liberano dai legami dell'azione interessata. 
32. Ma coloro che sono animati da spirito di contrapposizione disprezzano questi insegnamenti, sono ingannati dalla loro mente, illusi e destinati alla perdizione. 
33. Anche il saggio agisce secondo la propria natura, poiché è così per tutti gli esseri. A che serve dunque reprimere questa natura? 
34. Si devono osservare, senza caderne succubi, i meccanismi dell'attaccamento e dell'avversione, perché entrambi sono ostacoli sulla via della realizzazione spirituale. 
35. E' meglio compiere il proprio dovere, seppure in modo imperfetto, che compiere il dovere di un altro, seppure ci paia migliore. E' meglio fallire o morire compiendo la propria legge, poiché seguire la via altrui reca sgomento.
36. Arjuna disse: O discendente di Vrishni, che cosa spinge l'uomo all'errore, anche contro il suo volere, come se vi fosse costretto? 
37. Il Signore Beato disse: il desiderio soltanto, o Arjuna. Nato dal contatto con le forme della passione, poi trasformatasi in collera, è il nemico devastatore del mondo e la sorgente dell'errore. 
38. Come il fuoco è coperto dal fumo, lo specchio è coperto dalla polvere e l'embrione è coperto dalla placenta, così l'essere vivente è coperto da differenti involucri di desiderio. 
39. Così, o figlio di Kunti, la coscienza pura dell'uomo è coperta dalle passioni brucianti, come un fuoco insaziabile che prende ogni forma.
40. I sensi, la mente e l'intelligenza sono gli strumenti dell'ignoranza, che oscura la vera conoscenza dell'essere vivente e lo confonde. 
41. Perciò, o Arjuna, migliore dei Bharata, dissipa l'ignoranza e i desideri regolando i sensi. Annienta ciò che è nemico della conoscenza e della realizzazione spirituale. 
42. I sensi attivi sono superiori alla materia inerte, ma superiore ai sensi è la mente, e superiore alla mente è l'intelligenza. Ancora più elevato dell'intelligenza è il Sé. 
43. Compreso dunque ciò che è superiore all'intelletto puro, coltiva il Sé per mezzo del Sé e annienta il nemico che ha forma di desiderio.

Bhagavad Gita - IV. Lo Yoga della Conoscenza





1. Il Signore Beato disse: Ho insegnato questa disciplina immortale dello yoga a Vivasvan, il dio del sole, e Vivasvan l'ha insegnata a Manu, padre dell'umanità, e Manu a sua volta l'ha insegnata a Ikshvaku. 
2. Questa scienza suprema fu trasmessa attraverso la successione di maestri e i Veggenti l'hanno ricevuta in questo modo. Ma col tempo la successione dei maestri si è interrotta e questa scienza sembra ora perduta. 
3. Oggi t'insegno questa antichissima disciplina perché tu sei Mio devoto e Mio amico e conoscerai il segreto supremo.
4. Arjuna disse: Vivasvan, il dio del sole, è nato molto prima di Te; come devo intendere che sia stato Tu, in origine, a dargli questa scienza? 
5. Il Signore Beato rispose: Entrambi, tu ed io, abbiamo attraversato innumerevoli nascite. Io posso ricordarle tutte, ma tu ancora le ignori, o vincitore dei nemici. 
6. Sebbene sono il non-nato e l'Essere Imperituro; sebbene io sia il Signore di tutte le creature, tuttavia talvolta manifesto una nascita in virtù del mio stesso potere creativo.
7. Ogni volta che in qualche luogo dell'universo si perde l'armonia della legge e il disordine avanza, o discendente di Bharata, io accorro in persona. 
8. Discendo di era in era per proteggere i giusti, annientare i malvagi e ristabilire i principi della legge.
9. O Arjuna, colui che conosce la reale natura della mia persona e delle mie attività non dovrà più rinascere nel mondo materiale quando lascia il corpo, ma raggiunge la mia dimora eterna. 
10. Liberi dall'attaccamento, dalla paura e dalla collera, completamente assorti in me e cercando rifugio in me, numerosi sono coloro che in passato si purificarono attraverso l'ascesi e la conoscenza, e raggiunsero la mia stessa condizione di Essere.
11. Tutti seguono la mia via in un modo o nell'altro, o figlio di Pritha, e come si abbandonano a me, in proporzione io li ricompenso. 
12. In questo mondo l'uomo aspira ai frutti dell'azione, e per questo adora gli esseri celesti. Certamente quaggiù raccoglie in breve tempo il frutto del suo lavoro. 
13. Io ho creato le quattro divisioni della società secondo le tre influenze della natura materiale e le attività che esse impongono all'uomo. Ma sappi che, sebbene io le abbia create, non agisco all'interno di esse perché sono immutabile. 
14. L'azione non mi contamina e io non aspiro ai frutti dell'azione. Colui che conosce questa verità non è vincolato, neppure lui, dalle proprie azioni. 
15. Tutte le anime liberate del passato hanno agito con questa conoscenza. Perciò compi il tuo dovere seguendo il loro esempio. 
16. Anche l'uomo intelligente rimane perplesso quando si tratta di determinare ciò che è l'azione e ciò che è l'inazione. Ora t'insegnerò che cos'è l'azione e con questa conoscenza sarai liberato dall'errore. 
17. La natura dell'azione è molto difficile da capire; bisogna perciò distinguere bene tra l'azione, l'azione errata e l'inazione. 
18. Colui che vede l'inazione nell'azione e l'azione nell'inazione si distingue per la sua intelligenza, e sebbene impegnato in ogni sorta di attività si situa sul piano della perfezione dello yoga. 
19. Colui che agisce libero da ogni desiderio di gratificazione dei sensi è considerato fermamente situato nella conoscenza. Di lui, i saggi affermano che il fuoco della conoscenza perfetta ha ridotto in cenere le conseguenze dei suoi atti. 
20. Abbandonando ogni attaccamento al risultato dell'azione, sempre soddisfatto e indipendente, egli non compie azioni interessate, benché impegnato in ogni tipo di attività. 
21. Quest'uomo di conoscenza agisce con mente e intelligenza perfettamente controllate, rinuncia a ogni senso di possesso e agisce solo per provvedere ai suoi stretti bisogni vitali. Così facendo non è soggetto ad alcun errore.
22. Colui che è libero dalla dualità e dall'invidia, equanime nel fallimento e nel successo, soddisfatto di ciò che gli giunge naturalmente, sebbene agisca non rimane mai condizionato. 
23. Colui che è privo di attaccamento, che ha la mente stabile nella consapevolezza di sé, e le cui azioni sono offerte in sacrificio è libero dalla legge di causa effetto. 
24. L'offerta è Brahman, l'oblazione è Brahman; è Brahman che versa Brahman nel fuoco sacrificale. Brahman è la meta, Brahman è colui che opera.
25. Alcuni yogi adorano perfettamente gli esseri celesti offrendo loro diversi sacrifici, altri offrono sacrifici nel fuoco del Brahman Supremo. 
26. Alcuni sacrificano l'udito e gli altri sensi nel fuoco della mente controllata, altri sacrificano il suono e gli altri oggetti dei sensi nel fuoco dei sensi. 
27. Coloro che desiderano raggiungere la realizzazione spirituale, controllando la mente e i sensi, offrono in sacrificio nel fuoco della mente controllata le attività dei sensi e il soffio vitale. 
28. Seguendo rigidi voti, alcuni diventano illuminati dal sacrificio dei beni materiali, e altri dal compimento di severe austerità, dalla pratica dello yoga, o dallo studio e dalla conoscenza.
29. Alcuni, inoltre, esercitano il controllo del respiro, sacrificando l'espirazione nell'inspirazione e l'inspirazione nell'espirazione e giungono così a sospendere la respirazione. 
30. Altri ancora, limitando il nutrimento, sacrificano il soffio vitale in sé stesso. Coloro che conoscono lo scopo del sacrificio si liberano da ogni imperfezione.
31. Avendo gustato il nettare dei frutti del sacrificio, si uniscono al Brahman immortale. O migliore dei Kuru, questo mondo non è di coloro che non conoscono il sacrificio, né l'altro.
32. Tutti questi sacrifici sono posti nella bocca di Brahman. Sappi che tutti i sacrifici nascono dall'azione; sapendo questo otterrai la liberazione. 
33. O vincitore dei nemici, il sacrificio nella conoscenza è superiore al sacrificio dei beni materiali poiché tutte le azione hanno il loro compimento nella conoscenza, o figlio di Pritha. 
34. Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo. L'anima realizzata può rivelarti la conoscenza perché ha visto la verità. 
35. E quando avrai appreso la verità da un'anima realizzata non cadrai mai più nell'illusione perché capirai che tutti gli esseri sono parte del Supremo o, in altre parole, essi mi appartengono. 
36. Anche se tu fossi il peggiore dei peccatori, una volta salito sul vascello della conoscenza supererai l'oceano della sofferenza. 
37. Simile al fuoco ardente che riduce il legno in cenere, o Arjuna, il fuoco della conoscenza riduce in cenere tutte le azioni.
38. In questo mondo, niente è così puro e sublime come la conoscenza. Colui che è diventato maturo nella pratica dello yoga, a suo tempo, trova in sé stesso questa conoscenza.
39. L'uomo di fede, assorto nella conoscenza perfetta e maestro dei sensi, conquista presto la suprema pace spirituale. 
40. Ma gli ignoranti e i miscredenti, che dubitano delle Scritture rivelate, non possono diventare coscienti di Dio. Per colui che dubita non c'è felicità né in questa vita né nella prossima. 
41. L'uomo che pratica la disciplina rinunciando ai frutti dell'azione, e ha eliminato i dubbi mediante la conoscenza, è fermamente stabilito nel sé, perciò non è legato dall'azione, o conquistatore delle ricchezze. 
42. I dubbi che sono sorti nel tuo cuore a causa dell'ignoranza devono dunque essere recisi con l'arma della conoscenza. Pratica lo yoga, o Bharata, alzati e combatti.